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Web agency? O solo chiacchiere?

PDFStampaE-mail Scritto da Andreas Voigt Martedì 03 Maggio 2011 10:44

Perchè spesso le web agency vengono viste con sospetto. I motivi sono fondati? Io penso proprio di sì.

innovandoEra da molto tempo che volevo scrivere questo articolo. Un vero e proprio “J’accuse” nei confronti delle web agency in generale, soprattutto a livello locale ma che può essere rivolto a tutti, noi compresi.

Al di là del fatto che non si dovrebbe davvero mai generalizzare e fare di tutta un’erba un fascio e anche al di là del fatto che ognuno di noi, operatore del settore, ha il diritto che gli venga riconosciuta massima buona fede, rispetto e considerazione, esistono alcuni elementi, propri della nostra categoria, di cui anch’io bene o male faccio parte, che se presi in seria considerazione, farebbero storcere il naso a qualsiasi cliente.

A cosa mi riferisco? Beh, innanzitutto a ciò che le web agencies vendono. Chi è quell’imprenditore che non si è sentito almeno una volta dire che il suo sito non è “in linea” con i dettami del web 2.0 (o magari anche del web 3.0 per coloro che pensano di essere “avanti”) o non segue le regole fondamentali della usabilità e dell’accessibilità e da qui, giù con le critiche al lavoro fatto dalla precedente agenzia, senza minimamente sapere tutto quello che c’è stato prima.
Ma fin qui tutto nella norma: s’è mai visto un idraulico parlar bene di un suo collega?

Ma quando tocchiamo il tasto della comunicazione scende una nebbia impietosa “sugl’irti colli”. Non è certo un problema solo delle fantasmagoriche web-agencies, intendiamoci. conosco fior di tipografie, che magari si associano ad un bravo fotografo che dicono che loro fanno “comunicazione”, e se gli chiedi di Watzlawick o perché no di Steve Krug ti guardano come se tu stessi menzionando qualche reduce della 1a Guerra Mondiale.

Ma rimanendo appunto alle web-agencies, mi domando, quante di queste sanno davvero ciò che propongono? O non sono forse anch’esse una sorta di bravi imbonitori stile Vanna Marchi (che ho avuto il dispiacere tra l’altro di incontrare).

Perché dico questo? Presto detto.

Cominciamo dalla questione Social Network. Devo dire che è stato molto interessante l’evento Osteria 2.0 e ringrazio ancora vivamente Nicola Fabbri, Marco Chan, Marco Castellazzi, Pietro Suffritti e tutta la “combriccola” per avermi dato l’opportunità di stare in mezzo alla gente e capire. Ho capito che c’è molta ignoranza su questo tema ed è piuttosto normale che sia così, è un tema nuovo. Ma proprio perché è così, vedo invece colleghi che lancia in resta, pronti alla guerra, arrivano dai clienti con aria inquisitoria e cominciano a menar giudizi come se il giudizio fosse la spada assassina. E non scherzo!E’ così. Vergogna! Voi non fate comunicazione, il vostro sito non è web 2.0, niente relazioni sui social network! Tutto da rifare! E chi lo dice questo? La web agency! Ah beh! Se lo dice lei, allora è tutto ok…

Poi magari ti incuriosici a vai a vedere i loro siti e cosa scopri? Poca comunicazione, quella che c’è è autoreferenziale, testi terrificanti o banali, niente web 2.0 o quello che c’è è fatto male, nessuna relazione/comunicazione sui social networks, poca accessibilità, usabilità sotto lo zerbino … Ma, ti chiedi, perché io cliente devo comprare da te i tuoi servizi quando tu sei il primo a non usarli su te stesso? Domanda alla quale, da mesi, attendo risposte esaurienti. Posso aspettare a lungo.

Vedo alcune web-agencies proporre i blog aziendali. Bella idea, mi piace moltissimo anzi la caldeggio! Ma gli imbonitori del web ce l’hanno? Magari sì e vai a vedere e … ti scappa il “vaffa”. Ma siamo tutti così? No per fortuna! Ma quanti? Almeno un 60% assomigliano o imitano Vanna Marchi! E’ una percentuale enorme! E badiamo bene! Non sono mica solo piccole realtà di provincia! Ci sono fior di aziende, anche SPA con possibilità economiche enormi, che raccattano il “rusco e il brusco” e mandano l’agente di turno a menar per il naso il cliente ignaro. Già solo a livello SEO si sentono le nefandezze più allucinanti. Chi vende l’indicizzazione come fosse posizionamento e chi vende siti senza avere una minima idea di cosa sia una content strategy decente. IGNORANTI! E diciamola tutta: TRUFFATORI! Almeno il 60% di truffatori, è un bell’andare! Il cliente non è certo tutelato.

C’è poi da noi, in provincia, ma è un male tutto italiano, il fatto di voler fare tutto e ad ogni costo. Eppure, se avessimo l’umiltà di ammettere i nostri limiti, daremmo spazio a chi quei limiti li può facilmente superare. Perché dobbiamo venderci come web-agency quando non sappiamo nemmeno cos’è una pianificazione media o scendendo di livello, una semplicissma e schifosissima head-line? Se sei un bravo “programmatore” fai quello, venditi come quello, che vedrai che di lavoro ne arriva a carrettate! Ma tieniti alla larga dalla “comunicazione”. Gesù, Maria e Giuseppe …

La comunicazione … Che parolone poi, e quanto piace ai miei colleghi!  ”Noi ci occupiamo di comunicazione online” vedi scritto o ti senti dire, poi ti accorgi che non sono nemmeno dei copy-junior semi-analfabeti. “Noi pianifichiamo, organizziamo, gestiamo, ti facciamo diventare multimiliardario in un lasso di tempo che ti serve per calare le braghe!!!” Poi ti giri e ti ritrovi un corpo estraneo nel fondo schiena.

Non è ora che cominciamo a dire la verità, un po’ tutti quanti? Soprattutto coloro che lavorano davvero bene, e ce ne sono, è necessario che comincino a parlare! E a gridare forte! Non è necessario condividere un codice etico all’interno di un “albo”. Basterebbe cominciare a lavorare in modo eticamente corretto pensando al benessere del cliente e alla qualità del lavoro eseguito perché questi due concetti , alla fine, vincono sempre.

Certo però che parlare di etica in un Paese dove il Vaticano gestisce i suoi beni immobiliari con il cipiglio del palazzinaro arrembante … C’è poco da stare allegri anche per il futuro prossimo. Ah già! Esempio sbagliato! Il Vaticano non è Italia. Giusto! Vogliamo altri esempi? Basta leggere il blog di Beppe  Grillo.

OK! Tutto bene, fin qui … o tutto male, dipende. Ma il cliente? Cosa può fare? C’è speranza? Certo che c’è! Bisogna aprire gli occhi, non fermarsi alle prime parole del sedicente professionista di turno e guardarsi in giro, chiedere, domandare … Dunque, informarsi. La professionalità non viene dal nulla. Ci sono molti operatori del settore che hanno capacità. esperienza e idee da vendere, e sottolineo “da vendere”. Ma come comportarsi? Beh, al di là che la fregatura è sempre dietro all’angolo, certamente il primo passo importante sarebbe quello di non fermarsi al primo che capita. Sentire più campane è importante. E’ importante non solo per una questione economica, per avere preventivi diversi, ma proprio per sentire anche approcci diversi! Già da lì cominciano le differenze! Una web agency che si rispetti NON VENDE SITI INTERNET! Un web agency è una agenzia pubblicitaria bella e buona, ovviamente specializzata in comunicazione online. Quindi l’approccio di una agenzia web, non è orientata alla vendita di un sito web ma è orientata alla gestione o meglio all’offerta di servizi di comunicazione TRA CUI ANCHE un sito web.

Perché dico questo? Beh, e semplice. Se un cliente mi propone un progetto per la realizzazione di un sito web o anche il solo restyling di quello in essere, la prima cosa che o chiedo, ma anche ogni altra agenzia seria è: PERCHÉ ? La seconda è: A COSA VI SERVE? E’ facile capire che poi, tutto il resto, dipende dalle risposte a queste due semplici domande. Ma già solo qui si vede la differenza.

 

Fonte: innovando.it

Ultimo aggiornamento Martedì 03 Maggio 2011 10:59