Oggi mi sento “Barrosu” :)

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Oggi mi sento “Barrosu” :)

No, non vi preoccupate, non voglio indicare il mio stato d’animo

“barrosu” in sardo indica una persona cocciuta, non sempre con connotazione negativa del termine. Una persona che ama fare attenzione ai particolari, alle sfumature, quella sensazione per la quale qualcuno mi definisce “nuragico” nei miei modi di approcciare ai progetti… ed è vero!

Ma non voglio analizzare la mia persona o il mio carattere… oggi voglio fare con voi un’analisi su un fatto accaduto in questi giorni, che mi ha posto una infinità di domande sul quanto possa essere o meno importante l’interesse verso il SEO, il posizionamento, l’innovazione tecnologica etc.

Prendo spunto da un simpatico articolo di Daniele Cernilli sul suo portale DoctorWine.it: “Perché il vino non sa comunicare“. L’articolo apre così: “Il mondo del vino italiano è sempre più distante dal grande pubblico che finisce per apprezzarlo poco, con il conseguente crollo dei consumi interni.”

Continua analizzando un periodo importante del passato recente (anni ’70) dove si iniziava a parlare di cucina e vini in trasmissioni televisive, consci che la comunicazione fosse fondamentale per migliorare la conoscenza dei nostri prodotti a favore dei consumatori.

L’articolo è interessante anche nelle sue conclusioni… tira un po’ le orecchie ai suoi colleghi che troppo spesso parlano con termini iper-tecnici e che il pubblico non conosce (ancora mi chiedo: qual’è il sentore del mallo verde? Ci ho messo una vita solo per ricordarmi cosa fosse il mallo che il vino poteva tranquillamente diventare aceto), allontanando il loro interesse a informazioni importanti nella scelta dei prodotti di qualità.

Ma, come dicevo, prendendo spunto dall’articolo sopra citato e da quanto sia importante oggi comunicare in particolare nel mondo del web, voglio porvi un quesito…
Qual’è il nome di un vino? Quello nell’etichetta, quello “d’uso ai più” o quello che solitamente il produttore utilizza per definire verbalmente il suo prodotto???

Non me ne vogliano i produttori… è solo il problema di un tecnico che, “ottimizzando” un fantastico archivio di anni di storia del vino, deve affrontare per dare massima visibilità ai vostri prodotti ed all’operato di molti operatori che nel tempo li hanno degustati.

Biondi Santi  produce “Il Greppo”, “Tenuta il Greppo” o il mitico “Brunello di Montalcino” nelle versioni “Riserva” e “Annata”?

Ed il “Rioja” spagnolo… è il nome di un vino od un territorio di produzione?

Uno potrebbe dire che sono impazzito… o meglio, sbronzo senza bere un goccio di questo meraviglioso nettare che sto’ schedulando e verificando.

In realtà volevo solo evidenziare a molti produttori, blogger, analisti etc che, mentre vi è la massima attenzione da parte dei siti di vendita online (ma loro devono vendere, e sanno che il cliente medio legge l’etichetta ndr.), molto spesso si notano – e Google conferma facendo un po’ di ricerche a riguardo – nomi assegnati che nulla hanno a che vedere con quello effettivo o che spesso vengono “intepretati” non rispettando quanto indicato in etichetta.

Questo sicuramente non influisce sulla qualità del prodotto ma sicuramente non semplifica la rintracciabilità dello stesso a livello globale, considerando l’influenza che ormai il mondo del web ed i suoi motori di ricerca hanno a riguardo.

Quindi non è solo un problema di termini tecnici, ma di un metodo di classificazione dei prodotti che parte dalla cosa più importante… il nome. 

Quello rappresentato sull’etichetta, nelle schede informative, nel sito web (anche se molti produttori ancora non lo hanno, non funziona o non possiedono più il dominio di riferimento), nelle pagine Social etc etc.

Quello che ogni semplice utente di supermercato, enoteca, cantina, trattoria o ristorante legge appena vede la bottiglia, quello scritto in grande (quasi sempre), con caratteri diversi per enfatizzarlo (senza avere una “comunicazione efficace” come Pino e Gli Anticorpi nel loro film Bianco di Babbudoiu… chi ha visto il film può capire).

Sto’ sbagliando? Forse si e quindi, volendo migliorare la qualità del lavoro che sto’ svolgendo, vi domando nuovamente…
Qual’è il vostro parere a riguardo?

Attendo fiducioso analisi e commenti.

 

PS: grazie a Dario Capelloni, simpatico amico oltre che grande tecnico, per avermi aiutato a risolvere il mistero del “Barrosu” Riserva Franzisca, prodotto da Giovanni Montisci. 
Raccontandomi la storia dell’Azienda e del proprietario (ops… parliamo di Story Telling? In un altro articolo…) mi ha permesso di capire perché si parlasse esclusivamente di “Franzisca Riserva”.

Un vino con quelle qualità può essere anche Barrosu 🙂

Con simpatia.

About the Author:

Per anni ho fatto il dipendente, il commerciale, il professionista. Oggi ho capito... in realtà ho sempre fatto il Networker. Ho sempre consigliato e promosso prodotti e aziende, collegato interessi tra persone, disegnato nuove strategie. Ed è quello che faccio da sempre, anche se fino a ieri non gli avevo abbinato il termine giusto. Ora voglio mettere a disposizione le mie esperienze per chi vuole, con me, allargare il network di contatti e di aziende per il business.

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